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Il Circolo d'Oro di AbidoTiocfaidh àr là |
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March 11 qualcosa di nuovo sul fronte settentrionale Beh improvvisamente ho dovuto subire un innaturale instinto a scrivere. Da diversi giorni, ormai, mi balena in testa una domanda: come potrò tornare a casa e fare finta di nulla? come può il mio mondo tornare quello che era? Non c'è, probabilmente, risposta facile. Cresce la sensazione di impotenza a non potere, forse solo non riuscire, a raccontare ciò che sto vivendo. Ho sviluppato un sentimento di superiore presunzione verso chiunque mi parli della questione irlandese che non sia un addetto ai lavori, che non le abbia vissute quelle storie. Ascoltare per ore le parole di chi ha vissuto fianco a fianco a Bobby sands e agli hungerstrikers. Non riuscire a staccare gli occhi da quelle figure magnetiche. Toccare quelle carte e quelle foto mostrate con timido orgoglio da uomini che la stampa giudica terroristi. Un emozione che,penso, mi porterò fino alla morte e che racconterò sicuramente ai miei figli se mai ne avrò. Una frase mi ha colpito particolarmente. In relazione ai recenti attentati mi è sfuggito un "erano giovani" indicando i soldati uccisi, la risposta; secca,fulminea, tagliente: anche mio fratello era giovane quando fu ucciso dagli inglesi... tutto si apre, un mondo che la gente ha ignorato e continuerà ad ignorare e che pretende di conoscere e poter giudicare. No io non voglio fare quest'errore. Per me non sono terroristi e non lo saranno mai. Come puoi non legittimare l'azione di una donna che ha sulla sua pelle l'odore del ricordo e negli occhi la luce della nostalgia. vite segnate, fin dalla nascita, costellate di lutti volontariamente afflitte da una forza barbara occupante. No, io non dimentico, non posso tornare alla vita monotona italiana, senza quel briciolo di consapevolezza in più. Non sta a noi giudicare, possiamo solo decidere da che parte stare. Ed io sento di avere finalmente gli strumenti per decidere la mia. Passioni fulminee giovanili? può darsi, ma qualcosa è indelebile in me. Questa gente anche se abbandonata, derisa, umiliata nei peggiori modi rialza sempre la testa. E' solo questione di tempo, forse una generazione, forse due, ma qualcuno riuscirà a vedere un Irlanda unita a 32 contee. Più gli inglesi spareranno pallottole e più la forza degli irlandesi si radicherà. saluti da questa inarrivabile terra fatta di lotte di lacrime e di ricordi. February 13 osmosi di libertàCi sono stati uomini che hanno scritto pagine
Appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie di una generazione costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a commentare in pace ogni pallottola nell'aria ogni cadavere in un fosso (....) Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole Contro chi sotterra la coscienza nel cemento . Mi domando perché quando vivi aspettando
un giorno passa lentamente come fosse un anno Mi domando perché non sono nato nel 50 Avrei saputo cosa fare io negli anni 70 Mi domando se sei mia oppure fai finta E se alla fine dei fatti essere onesti conta Mi domando se la storia è stata scritta dagli eroi O da qualcuno che pensava solamente ai cazzi suoi Mi domando perché mi fa schifo la mia faccia A volte si e a volte no Perché a volte voglio avere solo quello che non ho Mi domando soltanto perché Gesù Cristo è morto in croce per me Voglio sentirmi libero da questa onda Libero dalla convinzione che la terra è tonda Libero libero davvero non per fare il duro Libero libero dalla paura del futuro Libero perché ognuno è libero di andare Libero da una storia che è finita male E da uomo libero ricominciare Perché la libertà è sacra come il pane E’ sacra come il pane January 26 zibaldinoRieccoci qui, ancora una volta in preda ad uno di quei momenti di vacuità. La noia ti attanaglia lo stomaco e non sai davvero che pesci prendere. Penso sia capitato a chiunque, non mi ritengo particolarmente favorito dalle divinità per queste sensazioni. E come diceva il sommo Voltaire il modo migliore per diventare noiosi è raccontare tutto. Questo sono abituato a fare, sarà per questo che mi annoio.
Mio unico attuale desiderio è quello di lasciare questa vita monotona, non per fuggire, ma per investire un po' del mio tempo in qualcosa di davvero utile. Insomma per avere qualche esperienza da raccontare ad un tuo amico e perchè no pure a tuo figlio un giorno. La sapienza è, d'altronde, figlia dell'esperienza, e, per adesso, siamo a corto dell'una e dell'altra. Voglio, insomma, davvero vivere, molto difficile in tempi come questi; ovattati da una contingenza negativa. Non darò la colpa alla tv o alle veline. Nostra colpa. Ci adagiamo sulle nostre prerogative e abbandoniamo i sogni che avevamo fino a qualche tempo fa. Un vero peccato. Una vittoria mutilata. E il nemico di (quasi)tutti noi, Sir Time.
January 04 città vuoteStamani, domenica mattina, operazioni di routine. Uscito dal culto, passeggiata mattutina in centro. Una calma e un silenzio da fare gola al più grande tempio buddista. C'è di più. L'aria era impregnata di quell'odore di legname bruciato tipico delle montagne appenniniche. La mente, come al suo solito, a correre dietro ai fantasmi dell'adolescenza. Ricordi lontani che ormai sembrano provenire dalla lettura serale prima di addormentarsi. Dura a 21 anni non riuscire a distinguere quali sensazioni e ricordi ti appartengano e quali no. Ad ogni modo come dicono le Sacre Scritture "Un minuto di pensiero vale più di un'ora di parole." Ebbene stamani ho raccolto i miei pensieri, incalanato ed aiutato dalla contingenza ambientale. Bello ritrovare cinque minuti per riflettere e respirare a pieni polmoni.
Volente o nolente, consapevole o inconsapevole, tornato a casa mi sono scontrato con un senso di colpa già nel suo stadio più evoluto.
" Quattro ragazzi palestinesi con il cappuccio della felpa Nike tirato sulla testa ripongono nel magazzino di Salah Eddin street le assi del banco che vende melograni davanti all'Al Hayat Medical Center, a Gerusalemme est. Sono le 18, la parte araba della Città Santa è buia e deserta. In terra ci sono patate ammaccate, gambi di sedano, cassette vuote, alcune pietre. «Sapevamo che i soldati israeliani avrebbero bloccato l'accesso alla moschea al Aqsa, gli abbiamo lanciato sassi, bottiglie, tutto quello che abbiamo trovato», ammette Mustafà, 20 anni, l'anziano del gruppo" (la Stampa)
Città vuote per diverso motivo, molto lontane. Quasi non si sfiorano neppure, il silenzio però è lo stesso...
December 25 Green Street HooligansDecember 13 nataleBuonasera,
cosa non si farebbe per non studiare...pure aggiornare il blog lol
allora cosa raccontare? sul fronte studio si viaggia, ma se il mio cervellino piccolo piccolo si ostina a non memorizzare alcune cose i miei programmi salteranno. Dio ce ne scampi!
Mi sono preso una piccola pausa stasera, vedremo di uscire. Principalmente ci sono programmi in pentola che cercheremo di portare alla meta. Razionalizzare. Come ogni fine anno ognuno di noi fa dei progetti che, poi(ovviamente), non manterrà. Anzi. Peggiorerà nei suoi intenti.
1 Dare questi benedetti esami e partire per stendere la tesi in Irlanda ( non vedo l'ora di gustarmi di nuovo la verde terra, stavolta si parla di mesi yuppi=) e relativi sottopunti:
1bis : cambiare casa insoddisfacente
1tris: uccidere il curatore del museo di dublino che mi tartassa di domande personali
2 organizzare 'sta maledetta conferenza sull'Irlanda del nord a Livorno. Un'ardua impresa vista la complessità dell'argomento. Senza contare la sfuggevolezza degli ospiti( chi vuol capire capisca e raccolga il guanto lol). Mi affiderò a santa Fringuella haha stamo messi bene allora
3 considerare l'idea di godersi il natale con tutto ciò che comporta(pro et contra)
4 smettere di scrivere cazzate
Ma sono gentile, è quasi Natale(anche se gli esami incombono e più che la nascita del Cristo sembra l'Apocalisse) e vi lascio una canzone fantastica. Irish of course. E che i miei adepti conosceranno SICURAMENTE.
ah non mi prendete in giro il cantante sdentato perchè è Shane Mc Gowan, un mito...ah è stata pure censurata la canzone...ma daii!! Metto solo alcune strofe significative, la traduzione è di Flavio, tutti i diritti riservati loool
E' la sera di Natale bambola,
una puttana da buttare via p.s non rompete le balle con la traduzione(mi vedo già lisa che scassa) ho adattato la canzone allo spirito del natale ahahaha
November 20 secoli di eresie nel nome di Dio
La riforma del 1517 di Lutero spazzò via migliaia di anni di eresie. Queste le principali invenzioni a tavolino della Chiesa cattolica, sulla quale nelle S scritture non c'è assolutamente nulla. 1. Tra tutte le invenzioni umane praticate dalla Chiesa Romana e contrarie al Vangelo, le più antiche sono la preghiera per i morti e il segno della Croce. Ambedue furono inventate verso l’anno 310. Furono ufficialmente adottate intorno al 500 dopo Cristo. 2. La venerazione di santi e morti e di angeli, verso l’anno 375. 17. Il digiuno in giorno di venerdì e durante la Quaresima venne imposto ufficialmente nell’anno 998. 30. La dottrina del Purgatorio fu considerata come dogma nel Concilio di Firenze, nell’anno 1439. La Chiesa Romana dice che non cambia mai, eppure non ha fatto altro che inventare nuove dottrine contrarie alla Bibbia, e praticare riti e cerimonie prese dal paganesimo. tratto da Per essere verace, una dottrina deve essere conforme alla Parola di Dio. 2006:Joseph Ratzinger, eletto papa e vicario di Cristo in terra, nega il perdono e il funerale a Piergiorgio Welby. Spero che Dio abbia pietà di voi, come voi ne avete avuta per Welby. « Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. [...] Purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. »P.Welby
October 29 eire ottobre 2008Ancora una volta con il cuore spezzato,ieri sera non sarei riuscito a scrivere nulla...torno dalla settimana in irlanda con una volontà e una consapevolezza tale da far spavento perfino a me stesso che a determinazione stavo già messo bene. Ne avrei di scelta tra tutte le informazioni banali che potrei scrivere:sulla bellezza dei paesaggi e delle città,sulla complicità degli irlandesi.La difficoltà sta nel descrivere la sensazione che ho provato tornando a livorno.Non la stessa emozione di chi torna a casa,ma di chi la lascia per sempre.Avrei avuto la possibilità di trovare lavoro e casa,ma ho buttato via tutto seguendo la razionalità come al mio solito.Dovevo restare e sono già pentito.C'è tempo per rifarsi,ma la nostalgia e l'amarezza è tanta,troppa per una vacanza.Probabilmente dopo mesi al nord anche più ostico la odierebbe,ma sento dentro di me che è una cosa da fare;partire,rivedere gli amici irlandesi,vivere in irlanda. Camminare per le strade di belfast era un po come girovagare nella città in cui avresti davvero voluto vivere quando fantasticavi da piccolo.Non posso aggiungere altro che le parole possano esprimere,tranne che mi manca tutto e tutti;dagli amici italiani a quelli irlandesi.Sono molto soddisfatto dei miei compagni di viaggio che si sono rivelati meglio di qualsiasi aspettativa(anche se lo scherzo non lo perdono),ma soprattutto ringrazio gli amici irlandesi e italiani a Dublin ossia Davey & Brian che come al solito sono stati dei pazzi scatenati,gli italiani Antonio(anche se i killers alla fine non si sono sentiti) & Cesare e i nuovi acquisti del nord ossia Davide e Lisa e Nicoletta e i suoi amici che mi hanno donato(probabilmente senza volerlo) una visione di belfast che me ne ha fatto innamorare ancora di più se era possibile... October 18 belfast Con così tanta gente addormentata, Belfast sembra una camera con la luce spenta. La città palpita, si muove su e giù, a ritmo di musica, come se respirasse. Le strade addormentate sono pervase da un senso di libertà, le vetrine dei negozi e i marciapiedi illuminati di South Belfast sono deserti e silenziosi. Vicino a Hope Street un bevitore solitario avanza barcollando. In una casetta a Moyard Street una ragazza mora perlustra la strada in ciabatte alla ricerca del suo gatto. Ogni angolo è lo scenario di un piccolo evento: in Cedar Avenue, Arizona Street, Sixth Street ed Electric Street gli agenti del RUC controllano non si sa che, fermano le poche macchine che passano, esaminano i documenti e chiedono conferma dei dati via radio. Cedar Avenue, passo. Sotto i lampioni, su ogni muro, spiccano le scritte IRA, INLA, UVF, UFF, OAG. E’ una specie di diario: in una calligrafia sgangherata i muri, crepati e sbiaditi, raccontano le vicende e gli odi della città. Qui a terre a guerre, sembrano dire. Manifesti e volantini sventolano in mille direzioni diverse annunciando concerti, incontri religiosi, rappresentazioni teatrali, svendite e altri incontri religiosi. In Brunswick Street una lacera locandina arancione invita a una serata nella Cattedrale discoteca viaggiante del Reverendo Ramsden. E’ gradito l’abito da sera. Ingresso vietato ai cattolici. Qua e là, accanto a una finestra o in cima a una torretta, sventola una bandiera: migliaia di stendardi, ma solo cinque colori: verde, bianco, oro, rosso e blu. I due tricolori della discordia. Sparsi in tutta la città, sui marciapiedi, davanti ai portoni o tra le aste delle inferriate, ci sono mazzi di fiori. In ogni angolo di strada, avvolti in carta trasparente, piccoli giardini artificiali, fiori ancora freschi dai colori vivaci, oppure avvizziti e spenti. Ogni passeggiata in città è cadenzata dal susseguirsi di quei mazzi posati dagli abitanti di Belfast là dove sono stati uccisi i loro concittadini. Quando i petali sono ormai secchi, ci si domanda chi sia morto in quel punto e non si riesce mai a ricordarlo. E’ solo in piena notte, dall’alto, che la città sembra un insieme organico, un tutto unico. Quando i suoi abitanti dormono, il disordine diurno si ricompone e, per lo meno, geograficamente, la città appare un’entità compatta. Potrete scorgere allora gli anelli di nero basalto che l’abbracciano, i monti, le colline e le distese pianeggianti e vedere nella grande baia ai piedi della metropoli il mare scuro che ne irrora il cuore. Vi accorgerete che è, letteralmente, una discarica, un terrapieno, uno scosceso arenile. Il suo nucleo si erge su una piana che due secoli fa non esisteva. Cumuli di terra furono scaricati in mare e lì sopra sorse Belfast. I suoi abitanti dicono che sia emersa dalle acque come per miracolo, ma la realtà è che quando fu scagliata in mare, non affondò. Belfast ha più colli di Roma. E’ un’Atlantide che affiora dal mare. E da qualsiasi punto la osserviate, in qualsiasi direzione guardiate, le strade luccicano come pietre preziose, come collane di stelle. C’è chi dice che sia una città di 279.000 abitanti, 130.000 uomini e 149.000 donne, ammassati in 11.489 ettari. C’è chi dice, invece, che vi abitino mezzo milione di anime, considerando anche la periferia, Greter Belfast. Due cattedrali, banchine di scarico, un porto e un gran su e giù di strade: una città su un’accidentata lingua di terra a livello del mare. Qualunque siano le sue dimensioni, è un luogo magico. Questa notte le strade odorano di vecchio e di fatica. L’aria gronda di rimpianti e di desideri. Il tempo non si ferma mai. La città sente il peso degli anni. Per quanto incantata e sfavillante, Belfast parla chiaro. Le bandiere, le scritte sui muri e i fiori sui marciapiedi parlano chiaro. E’ una città in cui la gente è pronta ad uccidere e a morire per pochi brandelli di stoffa colorata. Questo si aspettano i due popoli che l’abitano, divisi da quattro, o otto, secoli di differenze religiose e civili. Un’assurdità, un rompicapo che avvelena il sangue, una spirale senza fine che impedisce ogni cambiamento. A notte fonda, però, la fresca brezza che attraversa Belfast sussurra che l’odio è come Dio: non lo potete vedere, ma se combattete in suo nome e credete ciecamente in lui, riscalderà le vostre notti. Se volgete lo sguardo sulla città (i vostri occhi devono, come i nostri, essere democratici osservatori e imparziali testimoni della realtà), vedere chiaramente che c’è davvero qualcosa che divide i suoi abitanti: qualcuno questo qualcosa lo chiama religione, altri politica ma è solo il denaro il vero motivo di differenza e discordia. Ci potete scommettere, e non perderete il vostro denaro. Vedrete strade immerse nel verde e strade soffocate dal cemento: immaginatevi vite immerse nel verde e vite soffocate dal cemento. Nei quartieri ricchi e nei sobborghi senza un centimetro quadrato di erba, i vostri occhi scorgeranno la verità. Le cicatrici e i segni della violenza non sono visibili ovunque. Molti se la passano bene, molti prosperano, ma molti altri soffocano. Belfast è una città a cui è stato strappato il cuore. Una città di cantieri navali, fabbriche del lino e corderie in cui oggi non costruiscono più navi, non si produce più sartiame e non si lavora più il lino. Una città non può sopravvivere se non sa dove sbattere la testa. Ma di notte, in mille modi diversi, è la prova dell’esistenza di Dio. Sembra il centro dell’universo. E’ spesso sui teleschermi, ma pochi turisti la visitano. Hope, Chapel, Chichester e Chief Street sono attraversate dalle tracce viventi delle migliaia di morti che hanno impregnato i marciapiedi, i mattoni, le porte e i giardini di Belfast. Gli abitanti di questa città vivono in un mondo andato in frantumi, ma ancora affascinante. Dovreste fermarvi una notte in Cable Street, e mentre il vento vi sferza il viso, ascoltare immobili, in estasi, la voce di un passato sconosciuto. Allora, non riuscireste più a staccarvi questa città di dosso. In centro e nei quartieri popolari, le strade, come luci nella casa dei vicini, raccontano di gesti, desideri, sofferenze e ricordi. L’intera superficie della città pullula di vita. Il terreno è reso fertile dalle ossa dei suoi innumerevoli morti. La città è uno scrigno di storie e di racconti presenti, passati e futuri. E’ un romanzo. La città è un semplice conglomerato di persone, e al contempo complesso distillato geografico ed emotivo di una nazione. Non è la dimensione di un luogo che ne fa una città, né la velocità dei suoi abitanti o la foggia dei loro abiti, il frastuono delle loro voci. Ma soprattutto la città è un crocevia di storie. Gli uomini e le donne che vi abitano sono racconti affascinanti, infinitamente complessi. Anche la persona più noiosa e ordinaria è un racconto che non teme il confronto con la trama più bella e più ricca di Tolstoj. E’ impossibile rendere la grandezza e l’incanto di un’ora nella giornata di un qualunque abitante di Belfast. Nelle città le storie si incrociano e si intersecano, i racconti si incontrano, si scontrano, si fondono e si trasfondono in una Babele di narrazioni. E alla fine, dopo generazioni e generazioni, e centinaia di migliaia di persone, la città stessa comincia ad assorbire quei racconti come una spugna, come una carta assorbente. Il passato e il presente vi sono iscritti, a inconsapevole e integrale testimonianza. Talvolta, a notte fonda, quando quasi tutti dormono come in questo momento, la città sembra fermarsi, tirare un sospiro ed effondere quei racconti, che evaporano come calore assorbito dalla terra d’estate. Se in un momento simile vi trovate in mezzo alla strada e per qualche incredibile istante non passa una macchina e il rumore del traffico si affievolisce, e voi vi guardate intorno contemplando i marciapiedi, i lampioni e le finestre e ascoltate con attenzione, potrete sentire i sussurri dei fantasmi di quelle storie. C’è qualcosa di magico in istanti simili, qualcosa di prodigioso e impalpabile che svanisce in fretta. Vi sentirete in presenza di qualcosa di più grande di voi. Girando un poco lo sguardo lungo il perimetro del vostro campo visivo, vedrete strade ed edifici in cui palpitano centinaia di migliaia, un milione, dieci milioni di storie oscure, tanto intense e intricate quanto la vostra. Non c’è nulla di più divino. E i sonnecchianti mormorii di mezzo milione di persone si uniranno in una musica sublime. Se riuscirete a sentirla, vi toccherà il cuore. Una città deserta alle quattro del mattino può raccontare tutto quanto si può imparare su questa terra. Notti simili e simili città sono il centro, il fulcro, il cardine attorno al quale ruota la nostra vita. Le città, immerse nel sonno come i loro abitanti, attendono lo sviluppo degli eventi e la ripresa delle storie sospese, che presto ripartiranno e si rimetteranno in moto. E mentre gli angoli dell’oscurità cominciano ad arricciarsi, la città addormentata si muove e si agita nel sonno. Presto si sveglierà. In questa città, come in ogni altra, ogni mattina la gente si sveglia e indossa la corazza per affrontare la lotta quotidiana. In tutte le piccole case di questa piccola città, uomini e donne si affacciano alla finestra a guardare Belfast all’alba, preparandosi alla battaglia che si svolgerà
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